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Indagine Afidamp - Coesis Research: in Italia, percezione di illegalità diffusa

Appalti, assunzioni e gestione delle risorse finanziarie le aree considerate a maggior tasso di illegalità. Oltre a leggi e regolamenti, aziende e privati richiedono più controlli.

Milano, 13 Maggio 2014 - Un'indagine* svolta da Coesis Research per conto di Afidamp (Associazione Produttori Italiani di Macchine, Prodotti e Attrezzi per la Pulizia Professionale e l'Igiene degli Ambienti) attesta che, nell'immaginario collettivo degli Italiani, domina una percezione di illegalità diffusa. La ricerca basata sul nuovo indicatore "Legality Perceived Index (LPI)", mostra infatti un'autovalutazione di legalità fatta dalla popolazione italiana piuttosto sconfortante: su una scala di legalità percepita da 0 a 100, il valore risultante dall'indagine Coesis -Afidamp è infatti di appena 21 punti. E' possibile affermare che l'Italia è appena a un quinto rispetto al traguardo della "piena legalità percepita". Di fatto il 94% della popolazione percepisce una sensazione di illegalità -illegalità definita "forte" dal 44% degli intervistati- e il 75% ritiene che, rispetto al resto d'Europa, le regole in Italia siano meno rispettate. Tale risultato completa e conferma quello di Transparency International che, in una precedente indagine, aveva collocato l'Italia al 69° posto nel mondo quanto all'Indice di Percezione della Corruzione (IPC) nel settore pubblico.

Sul versante socio-demografico la ricerca Coesis-Afidamp fornisce un ulteriore spunto di riflessione: l'Italia si mostra infatti ancora una volta un paese spaccato fra Nord e Sud e fra metropoli e provincia. Se la massima percezione di legalità si ha nei piccoli comuni del Nord Est (con un valore oltre quota 60 del suddetto indice LPI), la minima si riscontra nelle grandi città del Sud (con un valore attorno a quota 10 dell'indice LPI). Con il crescere dell'età, diminuisce la percezione di vivere in un paese ad elevata legalità: paradossalmente, sono i giovanissimi a percepire un maggior livello di legalità.

Le interviste a testimoni privilegiati validano "dall'interno" le percezioni della popolazione. Infatti, le aziende private e gli enti pubblici intervistati dichiarano di ritenere che in Italia la maggior parte delle aziende operi nell'illegalità (62%). Le aree in cui si percepisce un rischio maggiore di pratiche illegali sono la gestione delle risorse finanziarie (52% di citazioni tra gli enti pubblici e 50% tra i privati) e l'assunzione di personale (69% di citazioni tra gli enti pubblici e 43% tra i privati). L'illegalità sembra trovare terreno fertile soprattutto nelle gare d'appalto dove pare più semplice riuscire a raggirare le regole. Gli intervistati sono convinti che in almeno la metà delle gare d'appalto si agisca in maniera non lecita e la base d'asta è il fattore determinante di questo comportamento (lo afferma con forte accordo il 77% degli intervistati). Le risposte dei testimoni privilegiati, infine, mostrano perché la classifica sulla corruzione ci vede come detto al sessantanovesimo posto: nonostante la proliferazione di leggi e regolamenti, a scarseggiare sono proprio i controlli. 9 intervistati su 10 reputano l'attuale sistema di controllo inefficace, soprattutto in relazione ai subappalti. Da qui, il paradosso di un paese iper-normato ma con seri problemi di corruzione.

In definitiva, l'indagine Afidamp-Coesis dà un rilevante contributo empirico alla progressiva costruzione di una rinnovata consapevolezza dell'importanza di implementare pienamente, nel nostro Paese, lo stato di diritto. Non bastano più le intenzioni, bisogna agire. Agire dall'alto con l'esempio della classe dirigente e dal basso con l'educazione nelle scuole e nelle famiglie nell'ottica di un cambiamento culturale che ci possa portare quanto prima al passo con i paesi più sviluppati d'Europa.

*1.000 interviste telefoniche CATI a campione rappresentativo della popolazione italiana adulta, più 100 interviste a testimoni privilegiati

"La scelta di commissionare questo studio nasce dalla forte esigenza di legalità, espressa anche dal settore dei servizi integrati. L'elaborazione dei dati raccolti i conferma in modo definitivo la percezione diffusa di una di una pratica dell'illegalità tanto condivisa quanto radicata a tutti i livelli della società. Per contro si esprime, forte in tutto il Paese, nell'opinione pubblica e tra gli operatori professionali, il bisogno di un ritorno alla legalità, la volontà di ripristinare di comportamenti leciti e onesti" dichiara Toni D'Andrea, Amministratore Delegato di Afidamp Servizi. "Questa indagine rappresenta il punto di partenza di un lungo processo di azioni mirate che Afidamp e le associazioni di categoria delle imprese di servizi, intendono condurre per riformare il sistema e attuare l'applicazione di regole efficaci a tutela del costo e della qualità del servizio, a sostegno di una concorrenza leale e di una competitività reale".

"Voglio dire, forte e chiaro: noi, con le nostre imprese, siamo per la legalità e siamo lieti di aver trovato una analoga volontà e determinazione in questo Governo a procedere nella stessa direzione", commenta Lorenzo Mattioli, Presidente ANIP FISE Confindustria. "È urgente rafforzare la cornice istituzionale e gli strumenti giuridico-normativi a favore della legalità. La diffusione di pratiche illegali nel nostro settore - e non solo - trova nelle carenze dell'organizzazione statale e nella debolezza e inefficacia di diversi strumenti di legge punti di appoggio favorevoli quando non, addirittura, sponde compiacenti. Intervenire in questa direzione è diventato urgente. Noi abbiamo le idee chiare su dove e come intervenire per rafforzare lo Stato e la Pubblica Amministrazione contro l'illegalità. Due esempi tra tutti: l'AVCP, che deve diventare uno strumento in grado di incidere ed intervenire nelle pratiche di affidamento della PA, acquisendo la "legittimazione processuale attiva" e superando la funzione attuale di semplice monitoraggio e "moral suasion". E, poi, la razionalizzazione delle stazioni appaltanti. Dalle 34.000 attuali devono diventare 30, non di più, una per ogni regione e non più di dieci a livello nazionale. Anche perché "legalità" oltre che moralità vuol dire risparmio e gestione ottimale delle finanze pubbliche".