Cleaning professionale: strategia UE nella sfida asiatica
- 15 dic 2025
- Tempo di lettura: 11 min
Il quadro che emerge dal nuovo ciclo regolatorio europeo è chiaro: l’Unione si propone come “standard-setter” globale per sostenibilità, trasparenza di filiera e tutela di clima ed ecosistemi. Regolamenti come l’Ecodesign per prodotti sostenibili, il Critical Raw Materials Act, l’EUDR sulla deforestazione zero, il Patto per l’industria pulita (Clean Industrial Deal), il futuro Circular Economy Act, l’estensione del sistema ETS e la Nature Restoration Law non sono solo obblighi di conformità: definiscono le regole del gioco della competitività industriale nei prossimi anni.
Parallelamente, la Cina sta strutturando la propria leadership non più soltanto sul fattore prezzo, ma anche attraverso un’evoluzione delle regole interne di rendicontazione di sostenibilità e un uso intensivo dei dati ESG a supporto dell’export e dell’accesso ai mercati globali. La partita, dunque, non è “se” rispettare determinate soglie ambientali, ma “come” misurare, dimostrare e valorizzare le proprie prestazioni in un confronto internazionale sempre più basato su informazioni verificabili.
Per la filiera europea del cleaning professionale, la risposta non può essere una rincorsa di breve periodo ai costi, ma la costruzione di un vantaggio competitivo fondato su quattro direttrici:
Dati e tracciabilità: integrare in un’unica architettura informativa le esigenze di EUDR, Digital Product Passport, CRMA, ETS2 e degli altri strumenti, facendo del dato ambientale un elemento naturale delle anagrafiche prodotto e dei contratti di servizio.
Progettazione orientata al ciclo di vita: ripensare prodotti e servizi in chiave di durabilità, modularità, riparabilità, riciclabilità e minore intensità di materie critiche, anticipando gli atti delegati dell’Ecodesign e le richieste dell’economia circolare.
Partnership lungo la catena del valore: sviluppare relazioni strutturate con fornitori (per trasparenza di origine e materie prime), clienti (per co-progettare soluzioni a basse emissioni e ad alta circolarità) e soggetti finanziari (che valutano sempre più le performance ESG).
Posizionamento internazionale: utilizzare l’adesione avanzata alle norme UE come vero “marchio di qualità” nei confronti dei mercati extraeuropei, soprattutto dove i grandi buyer globali tendono ad allinearsi agli standard comunitari.
Nelle sezioni che seguono, questo quadro strategico viene tradotto lungo i principali assi della normazione europea che incidono sulla filiera del cleaning: dalla progettazione dei prodotti (Ecodesign e Digital Product Passport) alla sicurezza delle materie prime critiche (Critical Raw Materials Act), dalla lotta alla deforestazione (EUDR) ai nuovi strumenti per la decarbonizzazione industriale e l’economia circolare (Clean Industrial Deal, Circular Economy Act, ETS2), fino agli approcci nature-based e al ripristino degli ecosistemi. Ciascun capitolo non va letto come un “mondo a parte”, ma come un tassello di un’unica strategia industriale che chiede alle imprese di integrare dati, progettazione, partnership e posizionamento internazionale in un disegno coerente.
ECODESIGN E DIGITAL PRODUCT PASSPORT: IL DATO AMBIENTALE AL CENTRO DEL PRODOTTO
Il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’Ecodesign per prodotti sostenibili (ESPR), in vigore dal 18 luglio 2024, stabilisce un quadro orizzontale per fissare, attraverso atti delegati, requisiti obbligatori di progettazione ecocompatibile per quasi tutte le categorie di prodotti: durabilità, riparabilità, riciclabilità, efficienza energetica e di risorse, contenuto riciclato, riduzione di sostanze pericolose.
Elemento distintivo è il Digital Product Passport (DPP), una sorta di “fascicolo digitale” che accompagnerà ogni prodotto coperto dalla normativa, aggregando informazioni su composizione, performance ambientali, istruzioni d’uso, modalità di riparazione e fine vita, verifiche di conformità e altri dati richiesti dalle norme UE. Per i prodotti interessati, dogane, autorità di vigilanza e clienti potranno accedere a queste informazioni in maniera standardizzata.
Per la filiera del cleaning professionale, ciò significa:
maggiore trasparenza rispetto a materiali, componenti critici, contenuto riciclato e consumi energetici delle macchine;
possibilità per i clienti, soprattutto pubblici, di confrontare prodotti non più solo sul prezzo, ma anche su indicatori ambientali comparabili;
necessità di integrare le informazioni di filiera (inclusi dati EUDR, CRMA, ecc.) in un’unica struttura dati per modello.
In prospettiva, il DPP sarà ciò che oggi è la scheda tecnica, ma con una dimensione digitale, tracciabile e verificabile. Le imprese che iniziano a organizzare i propri dati in questa logica potranno proporre soluzioni più credibili nei confronti di grandi gruppi, facility manager multinazionali e stazioni appaltanti.
CRITICAL RAW MATERIALS ACT: SICUREZZA DEGLI APPROVVIGIONAMENTI E REDESIGN DEI PRODOTTI
Il Regolamento (UE) 2024/1252, noto come Critical Raw Materials Act (CRMA), istituisce un quadro per garantire un approvvigionamento sicuro e sostenibile di materie prime critiche e strategiche. Definisce elenchi di materie prime critiche e strategiche e fissa obiettivi al 2030: almeno il 10% del fabbisogno UE da estrazione interna, il 40% da capacità di trasformazione interna e il 25% da riciclo, con la regola di non dipendere per oltre il 65% da un singolo Paese terzo per ciascuna materia strategica.
Per il cleaning professionale, il CRMA riguarda:
macchine e robot con motori elettrici avanzati, magneti permanenti, elettronica e batterie (terre rare, litio, cobalto, nichel);
componentistica metallica e leghe leggere;
talune specialità chimiche e catalizzatori lungo la catena di produzione.
Il regolamento non impone ancora requisiti di prodotto comparabili a ESPR o EUDR, ma rende strutturale il tema della sicurezza di approvvigionamento e della riduzione della dipendenza da poche giurisdizioni extra-UE, tra cui la Cina. Nel medio periodo è prevedibile che:
l’accesso agevolato a finanziamenti e progetti “strategici” favorisca chi si approvvigiona da sorgenti UE o da flussi di riciclo;
i grandi clienti introducano criteri di valutazione del rischio materie prime critiche nei propri capitolati;
la progettazione dei prodotti di cleaning sia spinta a ridurre il contenuto di materie critiche o a facilitarne il recupero a fine vita.
Per le imprese del settore, ciò apre un doppio fronte: ridurre la vulnerabilità della supply chain e, al tempo stesso, utilizzare questa maggiore resilienza come argomento competitivo rispetto a prodotti extra-UE fortemente dipendenti da pochi snodi produttivi.
EUDR: DALLA TRACCIABILITÀ FORESTALE ALLA DIFFERENZIAZIONE DI MERCATO
Il Regolamento (UE) 2023/1115 sui prodotti a deforestazione zero (EUDR) richiede che una serie di materie prime (bovini, cacao, caffè, palma da olio, gomma, soia, legno) e derivati siano immessi sul mercato UE solo se non associati a deforestazione o degrado forestale dopo il 31 dicembre 2020 e se prodotti nel rispetto della normativa del Paese di origine. Ciò implica un sistema di due diligence strutturato, basato sulla geolocalizzazione delle parcelle di produzione, sulla valutazione del rischio e su misure di mitigazione documentate.
Il calendario applicativo dell’EUDR è stato oggetto di interventi successivi. Con il Regolamento (UE) 2024/3234 del 19 dicembre 2024 l’applicazione è stata rinviata al 30 dicembre 2025 e, per micro e piccole imprese, al 30 giugno 2026 (nei casi previsti dalla modifica dell’art. 38). Nel quadro della revisione mirata, il 10 dicembre 2025 il Comitato dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) ha avallato il testo di compromesso finale in vista dell’accordo tra Parlamento europeo e Consiglio. Il testo di compromesso sostituisce l’articolo 38 prevedendo l’applicazione dal 30 dicembre 2026 e, per operatori persone fisiche e micro o piccole imprese già costituite come tali entro il 31 dicembre 2024, dal 30 giugno 2027, subordinatamente all’adozione formale e alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
Per la filiera del cleaning, l’EUDR è rilevante in particolare per:
carta tissue e carta industriale (panni, rotoli, salviette, carta per dispenser);
componenti in gomma naturale (pneumatici, ruote, tubazioni, guarnizioni, tergivetro; tergipavimenti; guanti, DPI);
ingredienti/intermedi oleochimici derivati da olio di palma solo se rientrano tra i “prodotti rilevanti” dell’Allegato I (es. alcuni acidi grassi industriali);
eventuali elementi in legno in attrezzature.
Oltre alla necessità di costruire procedure di due diligence e sistemi informativi dedicati, l’EUDR rappresenta un banco di prova per l’intera filiera rispetto alla capacità di raccogliere, verificare e integrare dati di origine e tracciabilità. Chi riuscirà a farlo in modo robusto potrà:
rassicurare clienti multinazionali e pubbliche amministrazioni sulla riduzione del rischio reputazionale e di interruzione del servizio;
valorizzare l’investimento in tracciabilità all’interno dei futuri Digital Product Passport (DPP) e dei report ESG;
differenziarsi rispetto a prodotti importati a basso costo, spesso caratterizzati da catene di fornitura meno trasparenti.
CLEAN INDUSTRIAL DEAL, CIRCULAR ECONOMY ACT ED ETS2: IL CONTESTO DI SISTEMA PER INDUSTRIA E SERVIZI
Il Clean Industrial Deal, lanciato dalla Commissione nel 2025, definisce un piano per trasformare la decarbonizzazione in motore di crescita industriale, con azioni su energia, mercati per le tecnologie pulite, finanziamento, circolarità, apertura internazionale e competenze.
Per il cleaning professionale, questo si traduce in almeno tre implicazioni:
accesso potenziale a strumenti finanziari per investimenti in efficienza energetica di stabilimenti, elettrificazione delle flotte, robotica e digitalizzazione dei servizi;
maggiore rilievo della dimensione “decarbonizzazione” nella valutazione del merito di credito e nelle politiche di acquisto di grandi gruppi;
pressione competitiva verso soluzioni di cleaning a minore intensità energetica e di carbonio.
In parallelo, la Commissione ha avviato la consultazione per un Circular Economy Act, pensato per creare un mercato unico delle materie prime seconde, aumentare l’offerta di materiali riciclati di qualità e raddoppiare il tasso di circolarità dell’economia UE entro il 2030. Per il cleaning ciò significa aspettative crescenti su contenuto riciclato in componenti e imballaggi, sulla progettazione per riuso e remanufacturing di macchine, sullo sviluppo di modelli “product-as-a-service”.
A completare il quadro, il nuovo sistema ETS2 estenderà il prezzo della CO₂ ai combustibili per edifici e trasporti stradali dal 2027 (con monitoraggio e reporting già dal 1° gennaio 2025 e restituzione delle quote a partire dal 2028 per le emissioni 2027), con pieno impatto sui costi energetici e dei carburanti negli anni successivi. L’effetto sui costi sarà verosimilmente graduale e potrà variare nel tempo, perché dipende dall’andamento del prezzo delle quote ETS2 e dalle modalità applicative definite attraverso la normativa attuativa e la prassi regolatoria UE.
Per le imprese di servizi di pulizia, questo rende economicamente più conveniente:
ottimizzare percorsi e logistica;
passare a flotte a basse o zero emissioni;
migliorare l’efficienza energetica dei siti operativi.
Nel complesso, Clean Industrial Deal, Circular Economy Act ed ETS2 definiscono il contesto di sistema in cui le scelte tecnologiche delle imprese del cleaning verranno valutate da clienti, banche e investitori.
APPROCCI NATURE-BASED E NATURE RESTORATION LAW: OLTRE IL PERIMETRO DELL’EDIFICIO
Le nature-based solutions (NBS) sono interventi ispirati e supportati dalla natura che mirano a fornire benefici ambientali, sociali ed economici, contribuendo al contempo alla resilienza climatica e alla tutela della biodiversità. La Nature Restoration Law, ossia il Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura, stabilisce obiettivi vincolanti di ripristino per ecosistemi terrestri e marini, con traguardi graduali fino al 2050 e un’enfasi specifica sulle aree urbane, sugli spazi verdi e sulla connettività ecologica.
Per la filiera del cleaning questo significa che:
gli spazi in cui i servizi vengono erogati saranno sempre più caratterizzati da infrastrutture verdi e blu (tetti verdi, superfici drenanti, giardini della pioggia, bacini di ritenzione), che richiedono protocolli di manutenzione adeguati;
i prodotti impiegati dovranno avere profili ecotossicologici compatibili con la tutela del suolo, delle acque e della biodiversità circostante;
i KPI di servizio potranno includere, accanto a igiene e comfort, indicatori legati al contributo a qualità dell’aria, gestione sostenibile delle acque meteoriche, mitigazione delle isole di calore.
Le imprese che svilupperanno competenze specifiche nella manutenzione di infrastrutture nature-based e nel loro uso come leva di adattamento climatico potranno presentarsi ai grandi clienti come partner in grado di integrare sanificazione, cura del costruito e tutela degli ecosistemi.
ROADMAP DELLE PRINCIPALI SCADENZE UE PER LA FILIERA DEL CLEANING (DAL 2026 AL 2050)
Per trasformare il nuovo quadro regolatorio in un vero piano industriale di filiera, è cruciale disporre di una chiara roadmap temporale. La tabella di marcia europea sui temi Ecodesign/DPP, materie prime critiche, deforestazione zero, decarbonizzazione industriale ed ecosistemi si concentra sui prossimi venticinque anni, con alcune tappe già definite e altre in corso di negoziazione. La panoramica che segue seleziona le scadenze più rilevanti per il cleaning professionale.
Per una lettura rapida, la sequenza può essere sintetizzata così:
2026-2027 – EUDR per operatori, trader, micro e piccole imprese
In aggiornamento (compromesso Coreper 10 dicembre 2025, in attesa di adozione e GUUE): 30 dicembre 2026 (operatori e trader non micro/piccoli) / 30 giugno 2027 (operatori persone fisiche e micro/piccole già costituite come tali entro 31 dicembre 2024). Per la filiera del cleaning ciò significa tempo aggiuntivo per completare l’allineamento delle catene di fornitura di prodotti a base legno (es. carta tissue e carta industriale) e componenti in gomma naturale ai requisiti di due diligence e tracciabilità (inclusa la geolocalizzazione).
2026–2027 – Opportunità di finanziamento collegate al Clean Industrial Deal
Nel periodo 2026–2027 le principali opportunità di finanziamento UE per la decarbonizzazione industriale e le tecnologie pulite saranno veicolate attraverso i Work Programme di Horizon Europe e pubblicate sul Funding & Tenders Portal della Commissione europea, anche in sinergia con altri strumenti richiamati dal Clean Industrial Deal (es. Innovation Fund, InvestEU e iniziative correlate). Per il cleaning professionale, è una finestra utile per strutturare e candidare progetti su efficienza energetica di stabilimenti e magazzini, elettrificazione delle flotte, robotica e automazione avanzata, digitalizzazione dei servizi e modelli di business circolari (noleggio, pay-per-use, servizi integrati), monitorando topic e scadenze ufficiali man mano che vengono pubblicati.
2027 – Passaporto digitale per le batterie
Dal 18 febbraio 2027 il passaporto digitale diventerà obbligatorio per le batterie dei veicoli elettrici, per le batterie dei mezzi di trasporto leggeri (LMT) e per le batterie industriali (in particolare sopra la soglia di capacità prevista dalla normativa). Il passaporto abiliterà tracciabilità e trasparenza lungo la filiera (origine e composizione, impronta di carbonio, prestazioni e parametri d’uso, opzioni di riparazione/riuso/riciclo), con impatti diretti su compliance, procurement e gestione di fine vita. Le macchine del cleaning alimentate da batterie di trazione o da batterie al litio rientreranno quindi in un perimetro in cui dati come composizione, impronta di carbonio, cicli di ricarica e opzioni di riciclo dovranno essere tracciati e resi disponibili in formato digitale. Questo livello di trasparenza diventerà un elemento competitivo nella scelta tra macchine europee e prodotti importati.
2027–2028 – Ingresso a regime dell’ETS2 per edifici e trasporti
Tra il 2027 e il 2028 è previsto l’avvio operativo del nuovo sistema ETS2 per edifici e trasporti su strada, con l’applicazione di un prezzo della CO₂ sui combustibili utilizzati per riscaldamento e mobilità. Anche se gli obblighi formali gravano sugli operatori energetici, il costo delle quote sarà progressivamente trasferito agli utilizzatori finali. Per le imprese di servizi di pulizia e per i distributori, questo periodo segnerà un aumento strutturale dei costi legati ai carburanti e renderà economicamente più conveniente anticipare investimenti in flotte a basse o zero emissioni, pianificazione intelligente dei percorsi, ottimizzazione dei carichi e riduzione dei chilometri percorsi per metro quadro servito.
2026–2030 – Atti delegati ESPR e diffusione del Digital Product Passport
Nel periodo 2025–2030, sulla base del Working Plan ESPR adottato dalla Commissione, saranno progressivamente definiti requisiti e misure attuative per categorie di prodotto prioritarie, estendendo l’uso del Digital Product Passport e di requisiti di prestazione/circolarità tramite atti delegati. Anche se le date esatte per le famiglie di prodotto tipiche del cleaning professionale (macchine, tessili, imballaggi, componenti elettronici) non sono ancora definite, è ragionevole attendersi che, entro la fine del decennio, una parte significativa del portafoglio prodotti sia coperta da obblighi di progettazione ecocompatibile e da passaporti digitali. Per le imprese, questo arco temporale coincide con la necessità di costruire un’infrastruttura dati robusta e di integrare Ecodesign e DPP nelle procedure standard di sviluppo prodotto.
Entro il 2030 – Target chiave su materie prime critiche, circolarità ed ecosistemi
Il 2030 rappresenta una soglia strategica per diverse normative. Il Critical Raw Materials Act fissa obiettivi quantitativi per coprire una quota crescente della domanda UE di materie prime strategiche con estrazione, trasformazione e riciclo interni, riducendo la dipendenza da pochi Paesi terzi. Il futuro Circular Economy Act, la cui adozione è prevista a metà decennio, mira a raddoppiare il tasso di circolarità dell’economia europea, creando un vero mercato unico per le materie prime seconde. La Nature Restoration Law stabilisce che, entro il 2030, una quota significativa degli habitat degradati e almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE siano oggetto di misure di ripristino. Per la filiera del cleaning, l’anno 2030 diventa quindi il punto di convergenza fra requisiti di contenuto riciclato, efficienza d’uso delle risorse, qualità degli ecosistemi e aspettative dei mercati pubblici e privati.
2040–2050 – Obiettivi di lungo periodo sul ripristino della natura e sulla resilienza
Guardando oltre il 2030, il Regolamento sul ripristino della natura prevede step intermedi al 2040 e un traguardo al 2050, quando tutte le aree in stato di degrado dovranno essere interessate da misure di ripristino. Nel frattempo, l’Unione punta a consolidare la neutralità climatica e a integrare pienamente la tutela degli ecosistemi nelle politiche urbane e industriali. Per la filiera del cleaning, questi orizzonti di lungo termine significano che le scelte tecnologiche, architetturali e organizzative compiute nel prossimo decennio dovranno essere coerenti con un sistema in cui energia, materiali, acqua, qualità dell’aria indoor e verde urbano sono sempre più interdipendenti e misurati in modo integrato.
Questa roadmap non esaurisce tutte le scadenze possibili, ma individua le tappe che, già oggi, possono orientare le strategie di investimento, innovazione e posizionamento della filiera europea del cleaning professionale nel confronto con i concorrenti globali.
VERSO UN PIANO INDUSTRIALE DI FILIERA
L’insieme delle norme considerate non è un semplice elenco di adempimenti, ma un vero "codice industriale" della transizione verde europea. Per la filiera del cleaning professionale, trasformare questa complessità in vantaggio competitivo significa:
organizzare e integrare i dati ambientali (su materie prime, emissioni, circolarità, natura) in modo da soddisfare simultaneamente Ecodesign/DPP, CRMA, EUDR, ETS2 e le richieste dei clienti;
riprogettare prodotti e servizi secondo logiche di ciclo di vita, riducendo dipendenze critiche e migliorando resilienza di supply chain e impianti;
utilizzare AFIDAMP come luogo di condivisione di strumenti comuni (linee guida, indicatori, modelli di capitolato, format dati) e di rappresentanza presso le istituzioni europee.
In questo senso, la conformità normativa non è un costo "a fondo perduto", ma una condizione per restare nel mercato europeo e, soprattutto, per posizionarsi come protagonisti credibili in un contesto globale in cui standard ambientali e sociali stanno diventando parte integrante della competizione industriale.