Cleaning e greenwashing: obblighi più chiari
- 20 mag
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Aggiornamento: 21 mag
La sostenibilità entra in una fase più matura, nella quale non sarà più sufficiente dichiarare un impegno ambientale: occorrerà dimostrarlo. Con il D. Lgs. 20 febbraio 2026, n. 30, che dà attuazione alla Direttiva UE 2024/825, il quadro normativo italiano rafforza le tutele contro le pratiche commerciali scorrette e introduce nuove regole per contrastare il greenwashing, con un impatto diretto anche sulla comunicazione ambientale delle imprese della filiera del cleaning professionale.
Macchine, prodotti chimici, attrezzature, sistemi di dosaggio, soluzioni digitali e servizi di pulizia sono oggi sempre più spesso associati a messaggi legati a sostenibilità, riduzione degli impatti, efficienza energetica, risparmio idrico, durabilità, riciclabilità o minore impronta ambientale. Il nuovo decreto impone però un cambio di approccio: le asserzioni ambientali dovranno essere chiare, verificabili e supportate da elementi oggettivi, superando formule generiche o non dimostrabili che rischiano di generare confusione nel mercato.
Il tema è stato al centro del convegno “Greenwashing e fiducia del consumatore: il ruolo delle certificazioni”, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e svoltosi a Firenze il 19 maggio. L’iniziativa ha richiamato il ruolo delle certificazioni ambientali come strumenti di trasparenza, tutela del mercato e corretta concorrenza, evidenziando come la fiducia dei consumatori e degli operatori economici dipenda sempre più dalla possibilità di distinguere comunicazioni ambientali credibili da affermazioni meramente promozionali.
La certificazione Made Green in Italy si inserisce nel nuovo quadro normativo come uno strumento capace di offrire alle imprese una forma di “scudo legale” contro il rischio di greenwashing. Il suo valore non risiede in una semplice etichetta promozionale, ma in un sistema fondato su metodologie PEF – Product Environmental Footprint, verifiche di parte terza e garanzia istituzionale del MASE. Per le aziende del cleaning professionale, questo significa poter comunicare le prestazioni ambientali dei prodotti con maggiore solidità, riducendo il rischio di affermazioni generiche o non adeguatamente documentate.
I dati presentati al convegno confermano la crescita dello schema: i prodotti aderenti a Made Green in Italy sono passati da 5 nel 2021 a 119 nel 2026, con un’accelerazione significativa negli ultimi anni. Il dato evidenzia un interesse crescente verso strumenti certificativi capaci di rendere le prestazioni ambientali più misurabili, confrontabili e credibili agli occhi del mercato.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il rapporto tra Made Green in Italy e i Criteri Ambientali Minimi. La presenza di criteri premianti negli appalti pubblici può favorire l’adozione di schemi ambientali riconosciuti e trasformare la certificazione in un fattore competitivo concreto. In questa prospettiva, la Regola di Categoria di Prodotto per le macchine lavapavimenti, realizzata da AFIDAMP nell’ambito dello schema Made Green in Italy, costituisce un riferimento operativo importante per una delle categorie di macchine più diffuse nel cleaning professionale: le lavasciugapavimenti.
La RCP per le macchine lavasciugapavimenti non è oggi espressamente richiamata dagli attuali CAM, ma rappresenta un presidio tecnico già disponibile per le imprese e potenzialmente valorizzabile, anche in chiave premiale, all’interno dei futuri aggiornamenti dei Criteri Ambientali Minimi. La sua presenza consente al settore di non partire da zero: esiste infatti una base metodologica riconosciuta, costruita secondo lo schema nazionale, sulla quale le aziende potranno sviluppare valutazioni ambientali più robuste e comunicazioni più coerenti con l’evoluzione normativa.
Per la filiera del cleaning professionale, questo passaggio è strategico. Il settore opera in un mercato nel quale le prestazioni ambientali incidono sempre più su reputazione, gare, capitolati, relazioni B2B e posizionamento commerciale. La sostenibilità dichiarata dovrà diventare sostenibilità misurata, documentata e verificabile, capace di resistere a controlli, confronti tecnici e valutazioni da parte di clienti pubblici e privati.
Il nuovo D. Lgs. 30/2026 richiama dunque l’intera filiera a una maggiore responsabilità. Cataloghi, schede prodotto, siti web, etichette, materiali commerciali e comunicazioni istituzionali dovranno essere coerenti con evidenze tecniche verificabili. Per le imprese del cleaning professionale, investire in strumenti come Made Green in Italy significa anticipare l’evoluzione del mercato e valorizzare in modo corretto gli sforzi compiuti in innovazione, efficienza, progettazione e riduzione degli impatti.
La direzione è chiara: la comunicazione ambientale del futuro dovrà essere meno generica e più fondata, meno promozionale e più misurabile. AFIDAMP continuerà a sostenere questo percorso, promuovendo strumenti tecnici e iniziative capaci di accompagnare le imprese verso una sostenibilità concreta, credibile e riconosciuta.


