Malattie professionali nelle pulizie: i dati Inail
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Il 1° luglio 2026 Inail ha pubblicato la scheda n. 13 del sistema di sorveglianza MalProf, dedicata alle malattie professionali nel settore delle pulizie. Il documento analizza i dati riferiti al periodo 2019–2024 e descrive i rischi ai quali sono esposti gli operatori.
Il perimetro esaminato è quello del codice 81.2 della classificazione Ateco 2007 utilizzata dalla scheda. Comprende la pulizia generale di edifici, la pulizia specializzata di impianti e macchinari industriali, la sterilizzazione di attrezzature medico-sanitarie, la disinfestazione e la pulizia di treni, aerei, piscine e cisterne.
Restano esclusi i servizi svolti da colf e pulitori quando il datore di lavoro è una famiglia o un condominio, mentre le stesse mansioni rientrano nel perimetro se svolte alle dipendenze di imprese di pulizia. La scheda indica una forza lavoro per circa il 65% femminile e per circa il 60% impiegata part-time.
I dati sulle malattie professionali
Le denunce di malattia professionale definite positive nel settore delle pulizie erano 332 nel 2019 e sono state 342 nel 2024, con un massimo di 365 casi registrato nel 2023.
Secondo l’elaborazione Inail, il peso relativo del comparto sul totale di Industria e Servizi è passato dal 2% del 2019 al 2,6% del 2024, raggiungendo il 2,8% nel 2023. I dati relativi al 2024 non sono ancora consolidati e devono quindi essere considerati provvisori.
Nel periodo esaminato MalProf ha rilevato 2.925 nessi causali positivi, esclusi Covid-19 e altre malattie infettive. Il 53,6% riguarda malattie muscoloscheletriche diverse da quelle del rachide e dalla sindrome del tunnel carpale. Le malattie del rachide rappresentano il 27,6% e la sindrome del tunnel carpale il 14,6%. Le malattie della pelle sono 15, pari allo 0,5%, mentre i casi di asma segnalati sono cinque.
Il sistema Marel, che raccoglie informazioni sulle esposizioni dalle quali derivano le patologie, ha registrato 238 nessi tra agenti e patologie valutati come altamente probabili o probabili. Oltre il 71% è riconducibile alla movimentazione manuale dei carichi, ai movimenti ripetuti e alle posture fisse o incongrue. La sola voce relativa al sollevare e deporre carichi rappresenta il 26,9%.
Secondo la scheda, gli agenti chimici superano il 24% dei fattori causali registrati. Nel calcolo richiamato da Inail rientrano amianto (asbesto), silice, cemento e altri agenti inclusi nella categoria residuale “Altri agenti”. Il dato riguarda le esposizioni rilevate nei diversi ambienti di lavoro, comprese le attività industriali e straordinarie, e non deve essere letto come un’indicazione sulla composizione dei detergenti professionali. Le vibrazioni trasmesse al corpo intero rappresentano il 2,1%.
Rischi diversi a seconda dell’ambiente di lavoro
Uffici, ospedali, alberghi, stabilimenti industriali e ambienti confinati presentano condizioni operative differenti, e i rischi dipendono sia dalle operazioni di pulizia sia dalle attività svolte nell’area interessata.
Inail richiama i rischi chimici, biologici e fisici, insieme a quelli ergonomici e psicosociali. Per i prodotti detergenti e disinfettanti contano le caratteristiche del prodotto, l’ambiente nel quale viene impiegato e le condizioni d’uso. Fra i comportamenti indicati come critici rientra l’impiego dei prodotti senza rispettare le diluizioni previste, nel tentativo di aumentarne la capacità detergente.
Rumore e vibrazioni possono essere prodotti dalle macchine utilizzate, mentre attrezzature con caratteristiche ergonomiche inadeguate possono favorire posture scomode e movimenti ripetuti. I rischi psicosociali sono collegati, tra gli altri fattori, alla pressione lavorativa, agli orari discontinui e alla frequente instabilità dei rapporti di lavoro.
Un passaggio delle conclusioni merita particolare attenzione. Nel settore rientrano anche le pulizie straordinarie, che possono comportare esposizioni specifiche come la pulizia di cisterne e ambienti confinati o lo smaltimento di amianto: attività talvolta estemporanee e, osserva Inail, non previste nella valutazione dei rischi.
Pelle e vie respiratorie: la discrepanza segnalata da Inail
Inail rileva una differenza fra quanto emerge dalla letteratura scientifica e quanto risulta dai flussi ordinari di sorveglianza.
Gli studi richiamati nella pubblicazione associano il lavoro degli addetti alle pulizie a disturbi respiratori e cutanei causati dagli agenti presenti nei prodotti utilizzati. Nei flussi ordinari, però, le segnalazioni relative a queste patologie sono poche, mentre risultano molto più numerosi i disturbi muscoloscheletrici.
L’analisi condotta attraverso il Proportional Reporting Ratio, o PRR, aiuta a leggere questa differenza. L’indicatore confronta il peso di una determinata malattia sul totale delle patologie rilevate per una professione del settore delle pulizie con il peso della stessa malattia nelle altre professioni. Un valore superiore a 1 segnala un’associazione.
Per le malattie della pelle dei collaboratori domestici dipendenti di aziende di pulizie il PRR è pari a 3,07, con un intervallo di confidenza al 95% compreso fra 1,47 e 6,40. La sindrome del tunnel carpale registra un PRR di 1,62 per la stessa professione e di 1,46 per il personale non qualificato addetto alla pulizia di uffici ed esercizi commerciali. Sono valori proporzionali, non misure della probabilità individuale di ammalarsi.
I casi di malattie cutanee restano pochi in valore assoluto, ma il PRR segnala un’associazione elevata per alcune professioni. Inail ritiene quindi auspicabili interventi di ricerca attiva che permettano di conoscere meglio lo stato di salute dei lavoratori e la diffusione delle diverse patologie professionali.
La lettura per la filiera del cleaning professionale
La scheda conferma che la prevenzione riguarda l’intera filiera del cleaning professionale. L’organizzazione del servizio, la scelta delle macchine e delle attrezzature, le modalità d’impiego dei prodotti chimici e la preparazione degli operatori incidono sulla gestione dei rischi.
Il peso delle patologie muscoloscheletriche richiama l’attenzione sull’ergonomia e sulla pianificazione delle attività. Per macchine e attrezzature, i dati evidenziano l’esigenza di considerare, già in fase di progettazione e di scelta, le condizioni nelle quali gli operatori svolgono concretamente il proprio lavoro.
Nel comparto chimico restano centrali le informazioni per l’impiego sicuro dei prodotti e il rispetto delle indicazioni fornite dal produttore, a partire dalle diluizioni previste.
Il richiamo alla tutela della cute può interessare anche i produttori di paste lavamani professionali, pur non essendo questa categoria esaminata specificamente nella scheda. Inail ricorda che il lavaggio frequente delle mani può ridurre il film idrolipidico che protegge la cute. A questo fattore si aggiungono l’umidità e l’abrasione meccanica.
C’è infine il tema della formazione, che deve essere accessibile e comprensibile anche in presenza di barriere linguistiche. La partecipazione a un corso non garantisce da sola che le indicazioni siano state comprese e applicate durante il lavoro. Inail richiama la necessità di migliorare e monitorare l’efficacia dei percorsi formativi.
La scheda è disponibile sul sito Inail e può essere scaricata in formato PDF.