MUD 2026: cosa cambia per la filiera del cleaning
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Il DPCM 30 gennaio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 marzo 2026, approva ufficialmente il Modello Unico di Dichiarazione ambientale per l’anno 2026. Questo è il riferimento normativo da utilizzare per la campagna dichiarativa 2026.
Il MUD 2026 conta per la filiera del cleaning professionale perché riguarda un adempimento ambientale che può coinvolgere, in modo diverso, le imprese che producono rifiuti, quelle che li trasportano o gestiscono professionalmente, e alcuni operatori che trattano flussi specifici come imballaggi, apparecchiature o rifiuti pericolosi. Non tutta la filiera AFIDAMP è obbligata allo stesso modo: l’obbligo dipende dal tipo di attività svolta, dal tipo di rifiuti e, in alcuni casi, anche dal numero di dipendenti.
Per questo motivo il MUD non va presentato come un adempimento indistinto per tutto il settore, ma come una verifica di compliance da fare segmento per segmento della filiera del cleaning professionale.
Cosa prevede / cosa cambia
Dal punto di vista operativo, la novità principale per gli associati AFIDAMP è che occorre verificare con precisione se l’impresa rientra tra i soggetti obbligati. Le fonti istituzionali camerali, che richiamano l’art. 189 del D.Lgs. 152/2006, indicano come soggetti obbligati, tra gli altri:
chi effettua raccolta e trasporto di rifiuti a titolo professionale;
i commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione;
le imprese e gli enti che svolgono recupero e smaltimento;
i produttori iniziali di rifiuti pericolosi;
le imprese e gli enti con più di 10 dipendenti che producono determinati rifiuti non pericolosi nei casi previsti dalla normativa.
Le stesse fonti precisano però che le imprese che esercitano attività di commercio o di servizio non devono presentare il MUD per i soli rifiuti non pericolosi, salvo che ricadano in altre categorie obbligate. Questo chiarimento è particolarmente importante per il cleaning professionale, perché evita di attribuire automaticamente l’obbligo a tutti i distributori o a tutte le imprese di servizi.
Va inoltre ricordato che il MUD è articolato in più comunicazioni, tra cui Rifiuti, Imballaggi, RAEE e Produttori di AEE. Per la filiera del cleaning, la comunicazione più frequentemente rilevante è quella sui rifiuti, mentre le altre diventano pertinenti solo per operatori che rientrano nei rispettivi perimetri specifici.
Impatti operativi per la filiera
Produttori di macchine, prodotti e attrezzature
Per i produttori della filiera del cleaning professionale, il primo nodo è verificare se l’attività aziendale genera rifiuti pericolosi oppure rifiuti non pericolosi nei casi che fanno scattare l’obbligo dichiarativo. In presenza di rifiuti pericolosi, il produttore iniziale rientra tipicamente tra i soggetti obbligati. Occorre quindi controllare la qualità dei registri, la tracciabilità interna e la disponibilità dei dati ambientali riferiti all’anno precedente.
Distributori e grossisti
Per i distributori del cleaning, l’obbligo non nasce dal solo fatto di distribuire prodotti. Se l’impresa svolge soltanto attività commerciale o di servizio e produce solo rifiuti non pericolosi, le fonti istituzionali indicano che il MUD non è dovuto per questo solo motivo. Il quadro cambia però se il distributore svolge anche attività rientranti nelle categorie obbligate, ad esempio gestione professionale di rifiuti, intermediazione o produzione di rifiuti pericolosi.
Imprese di servizi di pulizia professionale
Anche per le imprese di servizi non esiste un obbligo automatico generalizzato. Le fonti ufficiali chiariscono che le imprese che esercitano attività di servizio non devono presentare il MUD per i soli rifiuti non pericolosi. Tuttavia, se l’impresa di servizi produce rifiuti pericolosi oppure svolge attività ulteriori che rientrano nelle categorie normativamente obbligate, allora la verifica deve essere approfondita. Per il cleaning professionale, questo è il punto più delicato: evitare sia omissioni, sia eccessi di cautela non necessari.
Trasportatori professionali di rifiuti
Gli operatori che effettuano raccolta e trasporto di rifiuti a titolo professionale rientrano tra i soggetti obbligati. Per questa categoria della filiera, il MUD è un adempimento da presidiare con particolare attenzione, perché riguarda direttamente il ruolo svolto nell’organizzazione del flusso dei rifiuti.
Intermediari e gestori
I commercianti e intermediari di rifiuti senza detenzione, così come le imprese che effettuano recupero o smaltimento, sono anch’essi indicati dalle fonti ufficiali tra i soggetti obbligati. Nella filiera del cleaning professionale questo può riguardare operatori specializzati o soggetti che, oltre al core business commerciale o produttivo, hanno un ruolo nella gestione organizzata dei rifiuti.
Cosa fare ora
Immediato.
Ogni associato AFIDAMP dovrebbe verificare in quale categoria rientra: produttore, distributore, impresa di servizi, trasportatore, intermediario o gestore. Solo partendo da questa qualificazione è possibile capire se il MUD 2026 è dovuto oppure no. Va inoltre verificata la presenza di rifiuti pericolosi, che è uno dei principali elementi che fanno scattare l’obbligo.
3–6 mesi.
Le imprese potenzialmente obbligate dovrebbero consolidare i dati ambientali, verificare la coerenza dei registri e allineare funzioni amministrative, HSE e consulenti esterni. Per le imprese della filiera del cleaning che operano su più sedi, stabilimenti o commesse, è opportuno chiarire subito chi raccoglie i dati e chi presidia la dichiarazione. Questa è una raccomandazione organizzativa coerente con l’adempimento, non una scadenza ulteriore espressamente riportata nelle fonti qui richiamate.
Monitoraggio.
È prudente seguire eventuali chiarimenti istituzionali successivi, in particolare da parte del sistema camerale o di altre autorità competenti, per confermare il perimetro applicativo e gli aspetti di compilazione più sensibili. In questa sede non risultano richiamati ulteriori chiarimenti ufficiali più dettagliati rispetto alle fonti istituzionali qui citate.


