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Appalti PA: buyer più formati, filiera più forte

  • 22 giu
  • Tempo di lettura: 4 min

La qualità degli appalti pubblici non dipende solo dalle imprese che partecipano alle gare. Dipende anche dalla capacità della pubblica amministrazione di acquistare bene: definire fabbisogni corretti, costruire capitolati tecnici adeguati, applicare criteri ambientali e qualitativi in modo coerente, valutare le offerte oltre il solo prezzo e controllare l'esecuzione dei contratti.


Per la filiera del cleaning professionale questo tema è centrale. Macchine, prodotti chimici, attrezzature, consumabili in carta, materiali tessili, tecnologie per la sanificazione e servizi di pulizia non sono forniture generiche. Sono soluzioni tecniche che incidono su igiene, sicurezza, sostenibilità, continuità operativa e qualità degli ambienti collettivi.


Il report Professionalisation of Public Procurement in Europe, promosso da ASSORUP – l'associazione italiana dei Responsabili Unici del Procedimento – offre una lettura utile di questo scenario. Lo studio fornisce una prima rilevazione comparativa sul livello di professionalizzazione dei public buyer in 32 Paesi europei, sulla base di un dataset istituzionale e di 79 risposte raccolte tra professionisti del procurement pubblico. Pur dichiarando i limiti del campione, il quadro che emerge è netto: in Europa non esiste ancora un livello uniforme di riconoscimento, formazione e certificazione delle competenze di chi opera negli acquisti pubblici.


Un primo dato è particolarmente significativo: solo circa un terzo degli Stati membri dell'Unione europea riconosce giuridicamente una professionalità specifica del buyer pubblico. Nei Paesi in cui questo riconoscimento manca, le responsabilità di acquisto sono spesso distribuite tra uffici diversi o affidate a team multidisciplinari, con il rischio di frammentazione, discontinuità e minore capacità di gestione dell'intero ciclo di gara.


Anche sul fronte della certificazione il quadro è ancora limitato. Secondo il report, solo il 19% degli Stati membri UE prevede una certificazione obbligatoria per i professionisti del procurement pubblico, mentre altri Paesi dispongono di sistemi parziali o volontari. La formazione obbligatoria è presente in 9 Stati membri UE, e gli incentivi strutturali dedicati ai buyer restano un'eccezione, presenti in pochissimi Paesi. In gran parte d'Europa, quindi, a una crescente responsabilità tecnica e amministrativa dei buyer pubblici non corrisponde ancora un adeguato sistema di valorizzazione professionale.


L'Italia è già più avanti della media europea

C'è un elemento che interessa da vicino le imprese italiane: nel confronto europeo l'Italia risulta tra i Paesi più strutturati su quasi tutte le dimensioni analizzate. È tra i pochi Stati membri che riconoscono giuridicamente il ruolo del buyer pubblico, che prevedono una certificazione obbligatoria, che impongono la formazione obbligatoria e che dispongono di un sistema di incentivi, oltre a essere tra quelli con riforme in corso.

Questo profilo non è casuale: discende in larga parte dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs 36/2023), che ha introdotto la formazione continua obbligatoria per gli attori del procurement e un sistema nazionale di qualificazione delle stazioni appaltanti gestito da ANAC. Per le imprese della filiera è una notizia incoraggiante: la committenza pubblica italiana si sta muovendo, prima e più velocemente di molte altre, verso un modello in cui contano competenza tecnica e capacità di valutazione, non solo prezzo.


Perché questi dati interessano le imprese del cleaning

Un buyer pubblico più formato è un interlocutore più capace di riconoscere il valore tecnico delle soluzioni offerte. Può valutare meglio le differenze tra prodotti, macchine, attrezzature e servizi; può comprendere il ruolo della manutenzione, della durabilità, della sostenibilità e della sicurezza; può impostare gare meno esposte al ribasso automatico e più orientate alla qualità del risultato.

Un esempio concreto: di fronte a una tecnologia di sanificazione o a un sistema in microfibra, un buyer competente non si limita a confrontare il costo unitario, ma sa leggere l'efficacia documentata, i consumi, la durata, i costi di manutenzione e l'impatto ambientale lungo il ciclo di vita. Una committenza poco strutturata, al contrario, tende a semplificare l'acquisto, a utilizzare capitolati standardizzati, a dare scarso peso alla verifica dell'esecuzione o a tradurre la sostenibilità in requisiti formali, non sempre collegati alla reale prestazione del prodotto o del servizio.


Il tema è ancora più rilevante se si considera il peso economico degli appalti pubblici. Il report ricorda che, in molti Paesi, la spesa pubblica per acquisti si colloca indicativamente tra il 12% e il 20% del PIL. La qualità delle competenze di chi acquista non è quindi un dettaglio amministrativo: incide direttamente sull'efficienza della spesa pubblica e sulla qualità del mercato.


Cosa significa per il settore del cleaning

Questa evoluzione richiede un cambio di approccio nei rapporti con la pubblica amministrazione. Diventa sempre più importante presentare dati tecnici chiari, evidenze prestazionali, documentazione sulla conformità normativa, elementi di sostenibilità misurabili, informazioni su manutenzione e ciclo di vita, criteri oggettivi per la verifica delle prestazioni.


Dove la pubblica amministrazione acquista meglio, le imprese che investono in innovazione, affidabilità, qualità dei materiali, formazione, sicurezza e sostenibilità possono vedere riconosciuto con maggiore chiarezza il proprio valore. Appalti pubblici più competenti non eliminano la concorrenza sul prezzo, ma riducono il rischio che il prezzo diventi l'unico criterio effettivo di scelta: favoriscono gare più coerenti con la complessità tecnica del settore e più attente al risultato finale per utenti, lavoratori e cittadini.


In un contesto europeo in cui si discute la revisione delle direttive sugli appalti pubblici, attesa nel 2026, la professionalizzazione dei buyer è quindi un tema da seguire con attenzione. Per le imprese della filiera non riguarda solo la PA: riguarda la qualità della domanda, la capacità di valorizzare l'offerta e la possibilità di costruire un mercato pubblico più orientato alla competenza, alla prestazione e al valore.


Scarica il report Professionalisation of Public Procurement in Europe 

Fonte: EUPPM – European Union Public Procurement Manager

 
 
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