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Rating di legalità AGCM: leva competitiva per il cleaning

  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Il nuovo Regolamento AGCM sul rating di legalità può incidere in modo concreto sulla competitività delle imprese del cleaning professionale. Per una parte della filiera, il rating può diventare un fattore premiale nelle gare pubbliche, nei finanziamenti pubblici e nei rapporti con il sistema bancario.

Il tema è particolarmente rilevante per il settore perché il regolamento considera anche profili legati ad appalti, ambiente, sicurezza sul lavoro e compliance aziendale, cioè aree già centrali per produttori, distributori e imprese di servizi.


Cosa prevede / cosa cambia

La Delibera AGCM n. 31812 del 27 gennaio 2026 approva il nuovo Regolamento attuativo in materia di rating di legalità, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 febbraio 2026 e in vigore dal 16 marzo 2026. Il rating resta uno strumento volontario, ma viene confermato e riorganizzato come indicatore premiale di legalità, trasparenza ed etica nella gestione d’impresa. Le imprese che vogliono richiederlo devono avere sede operativa in Italia, almeno due anni di iscrizione al Registro imprese o al REA e almeno 2 milioni di euro di fatturato.

Il regolamento definisce in modo puntuale i soggetti rilevanti dell’impresa e amplia il perimetro di attenzione anche ai procuratori con deleghe su materie sensibili, incluse le gare d’appalto, l’ambiente e la salute e sicurezza sul lavoro. Inoltre, lega il rilascio e il mantenimento del rating all’assenza di specifici motivi ostativi, tra cui reati richiamati dal d.lgs. 231/2001, reati tributari, reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro, misure prefettizie o giudiziarie e interdittive antimafia.

L’AGCM chiarisce che il rating attribuito può andare da una a tre stelle e che il punteggio base può crescere con requisiti premiali aggiuntivi. Chiarisce anche che il rating dura tre anni per quelli rilasciati dal 16 marzo 2026, è rinnovabile su richiesta e non comporta costi di domanda o rilascio.


Impatti operativi per la filiera

Produttori chimici, macchine, attrezzature, tissue/carta e altri articoli per la pulizia professionale

Per i produttori il regolamento può incidere soprattutto sul piano reputazionale e competitivo, non tecnico. Le imprese che lavorano con la PA, con centrali d’acquisto o con filiere che valorizzano la compliance possono trovare utile il rating come segnale di affidabilità. Diventa particolarmente importante verificare la tenuta dei presidi interni su 231, reati tributari, ambiente, sicurezza e deleghe aziendali.


Distributori

Per i distributori professionali l’interesse è elevato quando operano in gare, convenzioni, contratti quadro o quando hanno bisogno di migliorare il profilo di affidabilità verso finanziatori e partner. Il riferimento espresso ai procuratori con delega a partecipare a gare d’appalto rende rilevante la mappatura dei poteri e delle responsabilità interne.


Imprese di servizi

Per le imprese di pulizia e servizi il possibile impatto è probabilmente il più alto, perché il settore è fortemente esposto a appalti, subappalti, organizzazione del lavoro, sicurezza e controlli reputazionali. Qui il rating può diventare un vantaggio competitivo aggiuntivo, soprattutto per aziende già strutturate sul piano della governance e della compliance. Non è però una scorciatoia: il regolamento lega il mantenimento del rating a verifiche e condizioni sostanziali, non solo formali.


PA e stazioni appaltanti

Per la PA il regolamento non introduce, nelle fonti qui verificate, un obbligo automatico e uniforme di premialità in ogni procedura, ma l’AGCM conferma che il rating può rilevare nelle procedure a evidenza pubblica. In termini pratici, il tema interessa RUP, stazioni appaltanti e centrali d’acquisto come possibile elemento di qualificazione o valorizzazione dell’affidabilità dell’operatore economico, nei limiti del quadro applicabile.


Facility e committenza privata

Per i committenti privati e per il facility management il rating può avere un valore di selezione indiretta, come indicatore di maturità organizzativa e presidio del rischio. Questo effetto, però, non è imposto dal regolamento: dipende da come i committenti sceglieranno di integrare il rating nelle proprie vendor policy. Questa è un’inferenza operativa, non un effetto normativo espresso.


Cosa fare ora

Immediato

Le imprese interessate dovrebbero verificare se rientrano nei requisiti minimi di ammissibilità e fare una ricognizione dei soggetti rilevanti interni, incluse deleghe su gare, ambiente e sicurezza. Conviene anche controllare se esistono criticità aperte sui profili che il regolamento considera ostativi.


Nei prossimi 3–6 mesi

Per le aziende della filiera con esposizione a gare, credito o finanza agevolata, è opportuno valutare se avviare o rafforzare presidi di compliance: modello 231, gestione dei flussi decisionali, tracciabilità interna, governance delle deleghe, procedure su salute e sicurezza e controlli su ambiente e fiscalità. Le fonti qui verificate non impongono queste misure in via generale come condizione unica, ma il regolamento premia una gestione organizzativa più robusta.


Monitoraggio

Conviene seguire l’applicazione pratica del nuovo regolamento, la prassi WebRating, l’evoluzione dell’elenco pubblico delle imprese e l’uso concreto del rating da parte di banche, enti concedenti e stazioni appaltanti. L’AGCM indica che l’elenco è aggiornato di norma settimanalmente e che la gestione delle domande, dei rinnovi e delle variazioni avviene tramite la piattaforma WebRating.


Fonti

 
 
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